giovedì 16 luglio 2026

Ti immagino, e mi vergogno


Ti immagino, e mi vergogno di immaginarti — alla mia età, con questo corpo che scricchiola e queste mani che non trattengono più il caldo. Eppure ti frugo addosso lo stesso, sotto le lenzuola, nel punto preciso della schiena dove finiva la tua e cominciava la mia. Non è la carne che non si spegne. È la Fame. Mi credevo passato oltre, guarito, saggio... e invece basta il ricordo di un tuo profilo controluce e torno ragazzo che trema. Ti disegno addosso veli che non hai mai portato, ti slaccio un bottone che non c'è, e mi accorgo che desidero più l'attesa di te che te — perché te non ti ho mai avuta, e l'attesa sì, l'attesa è tutta mia. Ho paura di una cosa sola: che una notte questo desiderio se ne vada, e mi lasci qui, tranquillo, spento. Preferisco il tremore. Preferisco restare affamato e sveglio, con questa fame che non sazio e non voglio saziare, alla pace liscia di chi non aspetta più niente.

Nifth

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