sabato 19 febbraio 2011

Tributo Di Benigni all'Italia

Mattina presto.


Svegliarsi e trovarsi abbracciati dal sole, dopo la pioggia, dona davvero una piacevole sensazione.
Lo sguardo riesce ad andare lontano sino a sfiorare l'orizzonte.
Ci si stringe a se, l'aria è ancora vittima dell'oscurità, ma si percepisce la vita che in essa rapidamente prende forma.
Il peso di ciò che è stato lascia il posto all'ottimismo di ciò che sarà.
Un sospiro a pieni polmoni e un sorriso sul volto, testimoniano la gioia, spesso dimenticata, nell'apprezzare le fortune che si hanno.
Basta uno sguardo veloce a ciò che sta dietro alla porta, per ricordarsi immediatamente quali siano i veri dolori dell'esistenza, ai quali nessuno può realmente sottrarsi.
Ma oggi è una giornata di sole, e splende per tutti...almeno innanzi ai miei occhi.

Credere in qualche cosa di puro.

Vorrei saper credere in qualche cosa di puro.
Immacolato e semplice.
Credere in qualche cosa che nonostante il tempo, possa immutare nella sua limpidezza.
Mi sento fragile nelle mille perturbazioni dell'animo umano.
Imperi di uomini caduti sotto le inguirie delle passioni, dell'inganno fatto a loro stessi nell'ipocrisia del loro tempo.
Uomini soli, in cerca di un sentiero da percorrere.
Cerco il filo di arianna nei miei pensieri, alla ricerca delle dogmatiche e dei limiti, pronto a minare a suon di ragione.
Pur avando chiara la meta a volte il percorso appare irto di insidie.
Difficile accettare la caduta, e a volte il sapersi rialzare non basta.
Illusione di un tempo che non mi regala nessuno spazio, mi soffoca nel mio esistere.
Cerco la pace nel malestrom di un'esistenza a metà, in eterna attesa.
Prendo consapevolezza delle mie debolezze, soccombo ad esse, con la speranza di trovar la giusta misura.
Duro con me stesso, pretendo di poter volare quando le ali son quelle di un pollo.
Mediocre nell'esistere.
Osservo i miei stessi inganni. Probabili spettri di altre vite, di altri uomini, di altre famiglie.
Imparare a credere a qualche cosa che non sia destinata alla dissolvenza.
Imparare da un sorriso di affetto.
Vivere un sole senza ombre.
Ultimamente vorrei vivere di riflesso ed imparare da ciò che non sono ancora capace di essere.

domenica 13 febbraio 2011

Manifesto Hacker

Written on January 8, 1986
- The Mentor -

Manifesto Hacker

Ho letto i vostri giornali. Anche oggi avete pubblicato la solita notizia. "Ragazzo arrestato per crimine informatico"
"Hacker arrestato dopo essersi infiltrato in una banca" E infine oggi in cronaca:

"Pirata informatico sfugge alla cattura."
Dannati ragazzini. Sono tutti uguali.

Ma voi, con la vostra psicologia da due soldi e il vostro tecno-cervello da anni 50, avete mai guardato dietro agli occhi di un Hacker? Non vi siete mai chiesti cosa abbia fatto nascere la sua passione?

Quale forza lo abbia creato, cosa può averlo forgiato? Io sono un Hacker, entrate nel mio mondo, se potete.

Il mio è un mondo che inizia con la scuola... Sono più sveglio di molti altri ragazzi, quello che ci insegnano mi annoia.
Come quando leggi un romanzo a puntate, e ogni volta arrivi alla fine della puntata e capisci che neanche lì ti è stato detto quello che volevi sapere, e dovrai aspettare ancora chissà quanto prima della prossima lezione.

Dannato bambino. Non vuole andare a scuola. Sono tutti uguali.

Credo di essere alle medie. So che ho ascoltato l'insegnante spiegare per quindici volte come ridurre una frazione. L'ho capito, maledizione. La brutta ? Quale brutta ? Per una stupidaggine del genere ? No, professoressa Lazzarini, non ho la brutta. L'ho fatto a mente.

Dannato ragazzino. Probabilmente lo ha copiato. Sono tutti uguali.

Ma oggi ho fatto una scoperta. Tornato a casa, sul mio tavolo, ho trovato un computer. Me l'ha comprato il mio babbo. Grande babbo! Lui mi aspetta a casa e mi spiega un mucchio di cose, sempre. Mi legge brani dell' enciclopedia, mi mostra illustrazioni dei libri di scienze. E sorride quando la gente pensa che stia sprecando fiato, che io non lo ascolti o non lo capisca. Possiamo stare insieme solo poche ore, tu torni alle 5, io alle 9 sono a letto. Ma aspetto questo momento con gioia.

E oggi mi hai portato un computer. Aspetta un momento, questo è incredibile! Fa esattamente quello che voglio. Se commetto un errore, è perchè io ho sbagliato, non perchè io non gli piaccio... O perchè si senta minacciato da me... O perchè pensa che io sia un coglione... O perchè non gli piace insegnare e vorrebbe essere da un'altra parte...

Dannato bambino. Tutto quello che fa è giocare. Sono tutti uguali.

Ma tu no, vero ? Tu non me lo dicevi mai. Forse perchè le cose che sapevi (sapevi tutto; come diavolo facevi ?) non le avevi studiate a scuola, ma le avevi imparate da solo. Anche tu giocavi con le cose. Giocavi assieme a me, e mi insegnavi. Non avevi mai studiato il latino, ma sapevi perfettamente cosa vuol dire "ludendo docere", vero ? E poi un giorno non ti vidi più. Mia madre scomparve dalla mia vita, offuscata dal dolore. Cercavamo di sostenerci a vicenda, e per farlo ci allontanavamo. Rimasi solo.

Solo, in un mondo dove tutti i ragazzini sono uguali. Dannati ragazzini.

Poi successe una cosa... una porta si aprì per la mia mente... correndo attraverso le linee telefoniche, un impulso elettronico viaggiò attraverso una realtà parallela, una nuova frontiera inesplorata, un rifugio dagli incompetenti di ogni giorno. Una tastiera e un accoppiatore acustico come il carro che trasportava il pioniere. Una tastiera e un accoppiatore acustico per rinascere a una vita nuova nel mondo digitale. Morì il signor S.S., nacque Raistlin.

"Questo è...questo è il luogo a cui appartengo..." Io conosco tutti qui...non ci siamo mai incontrati, non abbiamo mai parlato faccia a faccia, non ho mai ascoltato le loro voci...però conosco tutti. Capisco tutti. Parlate un linguaggio che mi è noto. Provate un sentimento che mi è noto. Amici, fratelli, compagni.

Dannato studentello. Si è allacciato nuovamente alla linea telefonica. Sono tutti uguali.

Sapete una cosa? Ci potete scommettere il culoo che siamo tutti uguali! A scuola ci avete nutriti con cibo da bambini mentre avremmo desiderato una bistecca, ci avete dato pezzi di cibo già masticati e privi di sapore, invece di insegnarci quello che ci serviva per procurarcene di nuovi. Siamo stati di volta in volta ammansiti da sdolcinati, dominati da sadici o ignorati dagli indifferenti. I pochi che avevano qualcosa da insegnarci trovavano in noi volenterosi allievi, ma queste persone sono come gocce d'acqua nel deserto. Dove sei scomparso, babbo? Perchè?

Dannato ragazzino. Sempre a trafficare con quella trappola, e a consumare scatti. Sono tutti uguali. Guarda che bolletta.

Adesso questo è il nostro mondo... il mondo dell'elettrone e dello switch, la bellezza del baud. Noi eravamo pronti ad esso, ed è inutile che proviate a confonderci e chiamarlo vostro, ad appropriarvene, a ingozzarvi di cose che vi saranno indigeste. Guardatevi, usate il web come uno spot televisivo, per vendere mortadelle. Siete ridicoli. Noi siamo nati nel cibermondo, siamo suoi fratelli di sangue, abbiamo giurato i suoi patti, respirato i suoi ritmi, abbiamo succhiato i suoi impulsi al posto del latte che non ci avete dato, compreso le sue arti in luogo di quelle che non ci avete spiegato, appreso la sua morale in luogo di quella che ci avete insegnato a parole, infrangendola quando vi faceva comodo, con la scusa che noi siamo ragazzini, tutti uguali, non sappiamo come funziona il mondo.

E ora noi sappiamo vivere in esso, ci è più intimo di un fratello, noi vediamo le sue vere potenzialità. Se fosse per noi (se fosse per lui, anche: ha una sua personalità, un organismo quasi vivente, palpitante) esso non costerebbe nulla; ma purtroppo è alimentato solo da approfittatori ingordi. Ed è solo perchè ci rifiutiamo di assecondare la vostra smania di assimilarlo nella vostra mentalità capace soltanto di fare soldi da qualsiasi cosa (ringrazio tutte le divinità per avervi impedito di trovare un modo di fare soldi anche sull'aria, che nonostante tutto e con disgusto debbo continuare a condividere con voi) che voi ci chiamate criminali ?

Noi esploriamo...e ci chiamate criminali. Nel kernel di fortezze di silicio cerchiamo la verità che vorreste negarci, e ci chiamate criminali. Noi esistiamo, senza colore di pelle, nazionalità, credi religiosi, e ci chiamate criminali. Noi non ci tradiamo l'un l'altro (cosa che voi non credo potreste mai capire), e ci chiamate complici, rete di criminali. Ma sopratutto, noi cerchiamo conoscenza... ed è per questo, diciamoci la verità, che ci chiamate criminali. Vi dirò una cosa che vi spaventerà: non è la prima volta che mi succede. E so già che la vostra è una battaglia destinata alla sconfitta. Chi comprende il nemico, chi governa il suo cuore, vincerà cento battaglie senza subire sconfitta. Sun-Tzu,
"Ping-Fa", duemilaseicento anni fa. Noi abbiamo compreso il vostro nulla. Voi non potete nemmeno capire quello che proviamo.

Guardatevi. Avete paura di noi. Mobilitate risorse enormi per prenderci. Come re Dario a Gaugamela, trecentomila uomini, carri falcati, elefanti, contro i cinquantamila macedoni di Alessandro. Ma noi scommettiamo, come lui, sul fatto che più difese ammassate, meno le comprendete, meno siete in grado di usarle. Capiamo che, se cercate di fermarci con tutti i mezzi, vi stiamo facendo paura, e proprio per questo abbiamo già vinto il nostro duello con voi. Noi siamo come i ninja di Koga, come fantasmi che passano attraverso i muri che costruite. Ombre che si muovono nel ciberspazio, ignorando i regolamenti assurdi che vorreste dettare.

Costruite pure bombe atomiche, poi smantellatele e infilateci i rimasugli nei denti; finanziate pure le vostre immonde guerre, dipingendo le insegne dell'ONU sotto le bombe. Uccidete, ingannate e mentite, come fate da sempre, come fate sempre meglio, e cercate di farci credere che lo fate per il nostro bene; e cercate di convincerci che ammazzare sempre meglio è il progresso. Così arriviamo al paradosso che un uomo delle caverne se ammazzava un suo simile, si riteneva un assassino; la Nestlè uccide ogni anno qualche milione di bambini sudafricani con le sue polverine biancastre di origine ignota, e si ritiene una moderna multinazionale. Voi tenete il dito sul pulsante che potrebbe cancellare mille volte la terra, e vi ritenete saggi. E in tutto questo, ovviamente, i criminali da perseguire siamo noi.

Vi dirò una cosa, un messaggio antico, che vi recapito sfruttando questa tecnologia che conosco meglio di voi che la controllate (ma potete davvero controllarla ? Siete sicuri di possedere la saggezza antica che vi serve per farlo ?). Noi crediamo fermamente, come una fede, che la verità non possa essere oggetto di restrizioni legali. Se mettete fuorilegge la verità, allora saranno i fuorilegge ad avere la verità. E noi, infatti, siamo criminali. Ma il giorno in cui qualcuno di voi deciderà di tagliar fuori la gente dalle informazioni, indovina un po' chi sarà a combattere la battaglia per rendergliele? E indovina un po' chi vincerà quella battaglia? Intendiamoci, io non sono un eroe, e non ci tengo ad esserlo.

Eroe è chi incarna gli ideali della società. Ma finchè l'ideale sarà quello dell'ignoranza, dell'apparire contrapposto al sapere, io seguirò l'anti-ideale. Io resterò un antieroe, sono e resto soltanto un criminale. Il mio crimine è la mia curiosità. Il mio crimine è desiderare di sapere quello che voi non vorreste dire, desiderare di sapere tutto ciò che la mia natura di essere umano mi dà il pieno "e inalienabile diritto di conoscere". Lo avete scritto voi, una cinquantina di anni fa. Ma ve ne siete dimenticati, vero? Però non vi dimenticate di perseguire il mio crimine.

Vi racconterò una storia: la moglie dell'arcivescovo di Worcester, dopo aver ascoltato Darwin enunciare le sue teorie, esclamò "L'uomo discende dalla scimmia? Mio Dio! Speriamo che non sia vero... o per lo meno, che non si sappia in giro". Diciamo che la voce è circolata. Appena appena.Sappiate che di quello che state facendo, nulla resterà nascosto. La verità sarà sempre rivelata.

Questo è, e sarà, il mio compito, il nostro compito, negli anni a venire.

Questo è stato il mio compito, in lunghi secoli passati. Io sono mortale, ma la lotta per la verità è eterna. Io sono la sua incarnazione qui, e oggi. Io sono un Hacker, e questo è il mio manifesto. Potete anche fermare me (potete provarci, almeno), ma non potete fermarci tutti... dopo tutto, siamo tutti uguali, no?

sabato 12 febbraio 2011

Veleno nell'anima.


Ingoio un'altra pillola di veleno.
A volte, anche per qualche lungo periodo, dimentico il colore nero della mia anima.
Come un sacco pieno di serpi gettato in un angolo, in attesa che qualche avido curioso, affondi il braccio dentro in cerca di fortuna.
Così la mia anima, attende me stesso.
Perchè?
Mi ero dimenticato di quale fosse il potere della mancanza.
Immunizzato al dolore.
Non curante di ciò che non appartiene.
Oggi il sacco si è rotto e le serpi vagano libere dentro me, azzannando furiose, vendiche della loro prigionia.
Un ennesimo prezzo da pagare...ben poca cosa.
Ma pur sempre un meritato dazio.
Un abbraccio, ha davvero il potere di dissipare il dolore?
Panacea a questo dolore di solitudine?
Oppure un altro inganno della mente, soggiogata da una chimica in disequilibrio.
Quale che sia la verità che cerchiamo, barcolliamo come ubriachi in questa via.
Ciechi gli uni per gli altri, in un delirio di esistenza.

mercoledì 2 febbraio 2011

Storiella...

Una famiglia d'altri tempi costretta dalle necessità, decide di spostarsi alla ricerca di un posto dove poter stare.
Una famiglia semplice, composta da due genitori, un figlio e un mulo.
Partirono per il loro viaggio...
Vedendo il loro figlio stanco, lo adagiarono sul dorso del mulo e imboccano la strada del primo paese...
All'arrivo le loro orecchie raccolsero parole di rimprovero..
"Guarda che genitori scellerati, viziare così un bambino, loro a piedi e il bambino a burlarsi di loro dal dorso del mulo"
...
Passarono oltre... E raggiunsero un secondo villaggio..
Memori del primo, decisero di salire in groppa al mulo i genitori e lasciare il figlio a terra...
Ma ancora parole di rimprovero giunsero alle loro orecchie...
" Ma guarda che genitori scellerati, loro a godersela sul dorso del mulo, e quel povero figlio a camminare nella polvere"
Ancora passarono oltre...
Incontrato l'ennesimo villaggio,e memori dei precedenti, decisero di tirare in sella anche il bambino...
Ma ancora parole di rimprovero giunsero alle loro orecchie...
"Che disgraziati, guarda quel povero mulo, schiacciato sotto il peso di un intera famiglia..."
Passarono oltre, decisi a raggiungere un luogo di pace...
Incontrarono l'ennesimo villaggio lungo il loro cammino, decisi questa volta a non ricevere rimbrotti, scesero dal mulo tutti e camminarono in mezzo al sentiero, sicuri della loro scelta...
Ma ancora una volta arrivarono rimproveri...
" Guarda che stupidi, un mulo a disposizione e camminano tutti a piedi"
Passarono oltre...

Morale: Ho smesso di prestare attenzione a chi mi rimprovera, senza conoscere nulla o poco più di me, ci sarà sempre chi avrà da ridire su una scelta, ma gli unici giudici accreditati siamo noi stessi per noi stessi, il resto conta poco o nulla.

martedì 1 febbraio 2011

Un passo in avanti..

Un comico eccellente,il cui monologo impartisce una lezione, non solo di metrica...il senso? Forse ogniuno di noi potrà trovarne uno differente.